Su Anastasia

di Giovanni Bovecchi

(…) Era un quadro sicuramente esistenzialista e depressivo ma provvisto ancora di una struttura fortemente armonica, equilibrata nelle campiture cromatiche e caratterizzato da un intreccio così sapiente tra colore, apposizioni e segno, che mi era impossibile non avvicinarlo ai grandi padri dell’astrattismo contemporaneo, come se esso fosse un ponte – ma totalmente originale, autentico, autarchico e personalissimo – tra Rauschenberg, Rothko e Willem de Kooning.

Quel quadro aveva un’anima, una storia personale, intima, era dipinto con la materia del profondo, di una psiche in cui si agitava l’animale mortale della depressione. Una fortissima opera empatica che pone Anastasia Starovoitova già tra i grandi nomi di un nuovo rinascente astrattismo ove finalmente rileggiamo ad unum: rigore, bellezza, struttura, poesia, sentimento, razionalismo e libertà.